Nonostante il capello sale e pepe, Nicola Massimo Morea, quarantacinquenne primo cittadino di Irsina (provincia di Matera) ha un viso giovanile, con alcuni tratti (tipo di occhiali compresi) che lo rendono somigliante (solo vagamente, appunta lui), al collega di San Costantino Albanese, Iannibelli. Il Primo Cittadino, al secondo round di un mandato al quale –ci spiega- in pochi ci credevano inizialmente, lavora come legale presso l’Asm, e quando lo incontriamo all’Art Restaurant, è fresco reduce di un paio di riunioni e sul procinto di farne un altro paio.

«Irsina è un comune grande per estensione territoriale, il secondo della Basilicata e il cinquantanovesimo d’Italia con una popolazione attuale di quattromilacinquecento abitanti, che ha raggiunto il picco, con circa dodicimila residenti, intorno agli anni ‘60».

d: …Quattromilacinquecento abitanti tutti sulle sue spalle?

r: (Sorride) Nei comuni il sindaco è il punto di riferimento per tutta la comunità, si sente sia il peso dei successi sia quello dei bisogni dei cittadini, che hanno un riferimento in via esclusiva. Mi diverte pensare che nei comuni, ancora oggi, il sindaco, il parroco, il medico e il maresciallo dei Carabinieri siano le figure di riferimento. Un vecchio mondo che va preservato.

d: Secondo lei la politica deve prendere esempio dai sindaci, recuperando il contatto diretto con i cittadini?

r: Assolutamente sì, serve stare per le strade e tra la gente, ritornare al rapporto diretto. Insomma, occorre pensare ai borghi come a degli scrigni pieni di oggetti da custodire e non come a delle realtà da abbandonare fino a morte naturale.

d: Lei in questi giorni ha avuto modo di partecipare a numerose riunioni, come quella di ieri sera (mercoledì per chi legge) in Regione, a proposito del ridisegno della sanità territoriale. A che punto è? Cosa convince voi sindaci e cosa no?

r: Ci aspetta una stagione importante con il PNRR, tra l’ospedale di comunità e le case di cura per una maggiore prossimità delle prestazioni sanitarie ai cittadini. Quello che non ci convince, in realtà, è il disegno che prevede la riduzione dei Presidi sanitari sul territorio, dunque una mortificazione delle nostre realtà territoriali, e siccome già ci siamo passati con il DM 70, con gli ospedali che hanno subito una brusca riduzione delle prestazioni, a tutto vantaggio delle altre regioni, con la mobilità extra-regionale dei nostri corregionali, direi che non possiamo certo permetterci di ripetere questo errore. Nel pomeriggio (mercoledì, ndr) elaboreremo una proposta per salvare il distretto di Tricarico, l’unica struttura che non diventerà Ospedale di comunità, quindi dovrà mantenere la sua funzione per il territorio. Nel 2023 ricorrerà il centenario dalla morte di Scotellaro, fondatore dello stesso nosocomio insieme a Monsignor Delle Nocche, dunque direi che è questo un segnale importante.

d:…Che percentuale si dà di riuscire nell’intento?

r: Abbiamo rappresentato alla Regione le nostre esigenze, dunque pretendiamo che ci sia il rispetto delle nostre comunità.

d: E in merito al direttivo ANCI che si è svolto in settimana cosa può dirci?

Esamineremo il documento sulla sanità territoriale del quale le ho parlato poc’anzi, con eventuali proposte da trasmettere.

d: Ogni giorno, sui giornali, su una pagina c’è un articolo dedicato alla crisi della sanità privata, e sulla pagina a fianco un altro articolo sulle difficoltà della sanità pubblica. Lei è avvocato e lavora al Madonna delle Grazie: che momento vive la Sanità lucana?

r: Un momento orribile. C’è un problema di attrattività delle strutture e una carenza, mai registrata finora, di medici. Con il famigerato DM 70 c’è stata una drastica riduzione delle attività specialistiche, pertanto anche il Madonna delle Grazie ha finito per perdere il suo appeal. Il problema reale è che quegli stessi pazienti non sono stati dirottati all’Ospedale San Carlo, bensì alla vicina Puglia, con un danno enorme per l’intera Regione. È indispensabile un piano sanitario regionale che indichi una strada, così si va avanti mettendo soltanto delle toppe.

d: Bisogna intervenire con il bisturi o con una terapia a lungo termine?

r: Con il bisturi, per drenare una situazione grave. Bisogna intervenire ora per progettare la sanità pubblica da qui ai prossimi venti anni, altrimenti moriremo di morte naturale.

d: Stamane (sempre mercoledì per chi legge) c’era una riunione in merito ai fondi FESR

r: Sono stato invitato, come comune di Irsina, a presentare una relazione in merito ad un progetto su una scuola Media realizzato quasi in tempi record e, pertanto, segnalato come meritorio.

d: Dunque non sono i classici soldi che tornano indietro?

r: Cerchiamo di non mandare indietro nemmeno un centesimo.

d: Qual è una delle pratiche che sta più in cima alla sua scrivania?

r: Stiamo facendo da anni un lavoro importantissimo sul centro storico di Montepeloso, che ha visto un recupero importante, finanche con l’acquisto di immobili da parte di novanta famiglie straniere che hanno deciso di trasferirsi nella nostra città. Il centro storico di Irsina è uno dei borghi più belli d’Italia, una realtà che custodisce gioielli inestimabili come la statua di Santa Eufemia in Cattedrale, una cripta del Trecento e un sistema di acquedotti sotterranei. Insomma, c’è la possibilità di puntare sul legame cultura e turismo, e noi lo stiamo facendo.

d: Molti sindaci, non ultimo quello di Garaguso, hanno lamentato il fatto di sentirsi spesso soli, o per meglio dire, avvertono un certo scollamento rispetto alle istituzioni superiori, Provincia o Regione.

r: Si potrebbe fare molto di più, il dialogo c’è e ci sono anche le risorse economiche, tuttavia bisognerebbe creare una rete del territorio. Io mi diverto sempre a raccontare che noi di Irsina viviamo lungo la via del Bradano, da Melfi fino a Metaponto, da Federico II a Pitagora, dal castello di Miglionico a Matera, dunque è già un distretto turistico a tutti gli effetti. Abbiamo un patrimonio che può e deve essere venduto, dunque è necessario un collegamento tra Enti pubblici e privati per realizzare un indotto turistico importante.

d: Collaborate anche con la Puglia? Glielo chiedo perché in molti ritengono che dell’operazione Matera 2019 ne abbia beneficiato soprattutto la Puglia stessa.

r: Le dinamiche sono frequenti e i contatti assidui, compresa la voglia di lavorare insieme. La Puglia è una regione che, innegabilmente, ha degli aspetti che la pongono in vantaggio rispetto a noi, specialmente per numero di abitanti e densità territoriale, tuttavia si può e si deve collaborare.

d: Qual è l’errore da non commettere in questo momento in cui di soldi ce ne sono?

r: Buttare via soldi in progetti senza prospettive. Serve uno scambio a tutti i livelli. Occorre programmare in maniera seria, anche collaborando con i privati.

d: Bisogna anche tenere d’occhio gli appetiti illeciti…

r: E infatti noi abbiamo sottoscritto un protocollo con la Provincia di Matera che va ad elevare il livello di protezione nella fase dell’esecuzione delle gare di appalto.

d: Cosa direbbe al Presidente della Regione se potesse prenderlo sotto braccio?

r: Gli direi di girare di più per la nostra Regione e di vedere i sindaci come alleati e non rivali. Ci sono iniziative meritorie come il bonus gas, ma è solo una goccia d’acqua nel deserto.

d: C’è un detto irsinese che si può adattare alla situazione appena descritta?

r: Non so se si adatta al momento della Basilicata, ma mi piace spesso citare: “A Montplos (vecchio nome di Irsina) nun c’ scenn’ si nun sai l’ cos, prché t fac’ lu prtus”, tradotto: a Irsina non andare se non conosci i suoi costumi…perchè sennò ti fanno il “pertuso”.

d: E’ un avvertimento?

r: (Risate) No, no, è solo per dire il carattere di noi irsinesi.

d: La canzone che la rappresenta?

r: “Paese mio che stai sulla collina”, mi risuonava in testa, quando, da studente universitario prendevo l’autobus “Marino” alla volta di Milano.

d: Il film?

r: “Del perduto amore”, un bel film girato ad Irsina di Michele Placido che non ha avuto il successo che meritava.

d: Il libro?

r: Dovrei scegliere tra Scotellaro e Foscolo, due autori italiani che hanno contribuito alla mia formazione sociale.

d: Tra cent’anni scoprono una targa a suo nome ad Irsina, cosa vorrebbe fosse scritto?

r: «Lavoro, amore e sacrificio a difesa del suo territorio».