Novemila “fascicoli” aziendali e quasi quindicimila soci, che vogliono «più realtà e incidenza» soprattutto rispetto alla burocrazia. Secondo il presidente di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani (al suo secondo mandato), il contadino e l’imprenditore non capiscono il motivo per cui, per alcune cose -anche semplici- passano mesi e mesi, mentre le loro pratiche attraversano diverse “trafile”, non di rado giungendo a compimento «quando l’agricoltore ormai non ne ha più bisogno». A questi, insomma, interessa che aprendo il rubinetto fuoriesca acqua: «come e perché questo avvenga poco gli interessa, perché lui è resiliente e vuole produrre, a favore della comunità. E questo è un atto di generosità in sè».

d – Presidente, come giustifica la sua esistenza? Facciamo un piccolo “riassunto delle puntate precedenti”.

r – In realtà sono prestato all’agricoltura. Nasco come ingegnere, e per quindici anni ho svolto l’attività professionale. Tuttavia ho sentito “il richiamo della foresta”, essendoci in famiglia aziende agricole (formaggio podolico) che ho seguito e fatto crescere insieme ai miei genitori e fratelli. A un certo punto, mi ci sono dedicato in maniera esclusiva, e una volta aperta la partita Iva, per me è stato facile scegliere il sindacato, la Coldiretti è stata sempre nel mio cuore. In meno di un mese sono stato selezionato tra i possibili dirigenti, e -fedele al motto “se non ti rappresenti tu, lo farà qualcun altro”- mi ci sono buttato anima e corpo, con spirito di sacrificio.

d – Lei però ha operato anche in politica, è stato sindaco di Abriola…

r – Si, ho fatto politica locale per venticinque anni. Dal 2007 al 2012 sono stato sindaco del mio paese, ma sono stato anche vice presidente della comunità montana, senza contare la mia esperienza alla guida del Gal Basento Camastra (oggi “PerCorsi”), fra i cui progetti c’è stato anche il film “Basilicata Coast to Coast” con Rocco Papaleo…

d -…oggetto anche di tante polemiche…

r -…sì, le polemiche ci saranno sempre, ma da quel progetto, sono forse nate anche la Lucana Film Commission, nonché Matera Capitale della Cultura.

d – Sì, ma viste le polemiche sui “luoghi comuni” presenti nel film, se fosse stato lei il regista, cosa avrebbe cambiato?

r – Avrei esaltato maggiormente le capacità della Basilicata, anche dal punto di vista imprenditoriale, perché ci sono grandissime aziende, in tutti i settori: nel Metapontino abbiamo un’ortofrutta che fa spavento a livello internazionale (fragole, agrumi); nel cerealicolo abbiamo imprese e pastifici importanti. Insomma, tante cose che danno lustro e vanno ben oltre l’aspetto bucolico rappresentato in quel film.

d – Sul tavolo ci sono vari problemi. Cominciamo da quello più “caldo”, la siccità.

r – E’ un allarme, quello dei cambiamenti climatici, che noi lanciamo da diversi anni ormai. Lo avevamo previsto, pertanto abbiamo dettato -a livello nazionale- un’agenda che si prefigge di ricostruire tanti laghi, che consentirebbero di invasare ben oltre il 10% attuale di acqua, per tenerla come scorta per le grosse aziende agricole in stato di bisogno. Per fortuna, in Basilicata la situazione non è drammatica, perché qualcuno prima di noi aveva pensato a un piano degli invasi con tante dighe, come quella di Monte Cotugno, Senise, che ci consente ancora di respirare. Tuttavia, questi invasi vanno messi a regime, vanno evitati gli sprechi e soprattutto vanno resi ancora più capienti. Vanno fatti dei lavori, e ci sono le risorse (regionali e nazionali), ma gli enti preposti (Autorità di Bacino, Acque del Sud) devono attivarsi..

d – Una delle prime conseguenze del caldo, è che la produzione nostrana di miele sarà pari a zero.

r – Eh sì. Con i grandi calori, i fiori ci sono, ma la pianta va in auto-difesa, per cui produce solo il minimo indispensabile per auto-prodursi (e le api ne soffrono). L’anno scorso c’era un problema inverso a causa delle troppe piogge. La natura, insomma, si auto-regola, e noi dobbiamo stare attenti a non creare danni, e a favorire un giusto riequilibrio.

d – Siamo in attesa della nuova giunta regionale: quale dovrà essere la prima pratica sulla scrivania del nuovo assessore all’agricoltura?

r – Da quindici anni, come Coldiretti, dalla politica manteniamo un’autonomia tale, che ci consente di aprire bocca su tutti i settori. Avendo fatto tante assemblee territoriali, il primo problema che viene alla luce, oltre a quello della siccità, è la lotta alla fauna selvatica, ovvero i cinghiali. E guardi che non è più soltanto un problema dell’agricoltura…

d – Ormai vanno a spasso anche nella città.

r – Sotto casa, negli orti privati! C’è un tema che riguarda la sicurezza, anche per gli automobilisti sulle strade (registriamo un aumento esponenziale degli incidenti). Pertanto chiediamo alla Regione di approntare un piano di abbattimento selettivo, verificata la legge nazionale che consente anche nei parchi di fare un intervento straordinario, finanche con l’esercito, visto che le forze numeriche dei cinghiali sono in aumento.

d – E tutta questa carne che fine deve fare?

r – Beh, noi stiamo costruendo anche delle filiere, in cui so che la Regione ha messo delle risorse (tre milioni di euro). Anche qui, però, ci vuole un’accelerata: ridurre drasticamente i numeri dei cinghiali, perché l’agricoltura non riesce più a produrre.

d – Tra l’altro credo ci sia anche un problema di percezione delle responsabilità, in tema sicurezza, Il presidente di un’associazione, che gestisce un’area verde a Potenza, ci raccontava di uno scarica-barile verificatosi in concomitanza dell’arrivo degli ungulati. Insomma, chiamato a intervenire, ciascun ente diceva fosse competenza di un altro.

r – Eh sì. Ci sono periodi diversi che determinano competenze diverse. A volte le determina l’ATC insieme alla Regione, in periodo di caccia, il che consente ai cacciatori di intervenire; in alcuni altri casi è la Provincia, in altri casi ancora la competenza è di un determinato Parco. Insomma, come lei ha ben individuato, c’è sempre un ginepraio di burocrazia. Come accade per l’acqua e per gli invasi, d’altronde: spesso si ha difficoltà ad aprire il rubinetto, perché ci sono diverse autorità che devono dare il beneplacito. Ecco perché occorre una legge regionale per armonizzare le competenze, anche in ambito abbattimento: sicuramente i Comuni queste competenze non le hanno, per cui in molti casi non possono agire, anche in presenza di un problema di sicurezza cittadina. Il 9 e il 10 di Luglio noi saremo alla Regione, a protestare, in mobilitazione permanente, per fare proposte sul tema fauna selvatica. Abbiamo individuato anche una soluzione: istituire, da parte di Coldiretti, un gruppo di guardie volontarie ambientali, per poter contrastare (nel caso abbiano il porto d’armi) questa invasione di cinghiali, insieme ai cacciatori. Daremo questi strumenti, affinché la Regione dichiari lo stato di calamità -perchè di ciò si tratta- onde dar vita a un piano straordinario di emergenza di abbattimento dei cinghiali. E’ un’arma importante, insieme alle catture e ad altri strumenti (a proposito dei quali la Regione ci ha seguito e li sta mettendo in atto).

d – Facciamo un passo indietro: lei ha detto che in Basilicata ci sono tante realtà imprenditoriali, belle e floride, ma il quadro generale non mi risulta sia tutto rose e fiori.

r – No, però la nostra regione è una piccola nicchia che in qualche modo è stata preservata, e ci si è attrezzati in merito. I mille ettari di fragola Candonga nel Metapontino…beh, oggi parliamo del primo produttore in Europa! Oggi c’è anche l’avvio del procedimento di IGP a livello ministeriale, quindi parliamo di un settore che è in crescita e che fa occupati. Poi, certo, c’è uno sbilanciamento nelle cosiddette aree interne, in cui troviamo tanti prodotti di nicchia, che non riescono a fare massa critica e a sfondare sui mercati. C’è un fattore determinante: il non giusto riconoscimento del prezzo ai produttori. Dare oggi cinquanta centesimi per un litro di latte (che sullo scaffale si vende a circa due euro) è un dramma impensabile. La lancetta è troppo spinta sulla speculazione. Tuttavia, col decreto “pratiche sleali” che abbiamo fatto approvare, abbiamo messo dei paletti, cercando di fare arrivare il prezzo del latte a settanta centesimi.

d – Siamo in estate, periodo di sagre, di finanziamenti pubblici, e di polemiche in merito…visto che non manca chi s’inventa delle cose “estemporanee”.

r – Certo. Ho fatto il sindaco e conosco le realtà locali. Se una sagra è legata a una tradizione (pecorino di Filiano, canestrato di Moliterno, fagiolo di Sarconi), va benissimo. Quello che manca, è una regia a livello di Regione (Dipartimento Agricoltura e Dipartimento Ambiente), Apt e Gal, per fare sistema, con tanto di calendario e itinerario per trattenere il turista più giorni. Gli “spot” a sé stanti, campanilistici, non servono a nulla.

d – Se potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe.

r – Gli sottolineerei l’importanza del senso di appartenenza al popolo lucano, ma penso che anche lui coltivi questo valore. Come presidente di Coldiretti, quando mi trovo a ragionare con un socio, ragiono per prima cosa come imprenditore. Quindi direi al presidente Bardi di ragionare prima da cittadini. Capisco che ci sia tutto un “folclore” istituzionale, un’agenda, da seguire, ma lo inviterei a visitare di più, insieme a noi, le aziende, onde comprendere “l’anima” dell’imprenditoria locale.

d – L’agricoltura lucana può essere una forma di richiamo contro lo spopolamento?

r – Assolutamente sì. Se ripartiamo dai temi trattati in questa intervista, e rimettiamo ordine, oggi l’agricoltura è l’unico settore in crescita, insieme al turismo. Facendo questo connubio, si apre un’opportunità grandissima. Io sono ottimista.

di Walter De Stradis